Aimc Basilicata

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Natale del maestro 2019

Nel DNA associativo si intrecciano tre fili che non possono essere separati o, peggio, espunti senza compromettere la natura stessa dell’Associazione: professionalità, politicità, ecclesialità.
L’approssimarsi del Natale è momento propizio per una riflessione che sostenga ogni socio nel maturare sempre maggiore consapevolezza che scuola e Associazione sono per noi i luoghi e contesti di realizzazione della nostra vocazione battesimale. Cogliendolo, l' AIMC di Basilicata ha organizzato il
Natale del maestro
14 dicembre 2019 ore 16.30
Policoro, Aula Magna IC “Lorenzo Milani”
Guiderà nella riflessione l’assistente regionale mons. Salvatore De Pizzo, prendendo spunto dall’annuncio dell’ angelo ai pastori
Parteciperà SE mons. Vincenzo Orofino, vescovo della diocesi di Tursi-Lagonegro
L’incontro, aperto a tutti gli insegnanti, dirigenti ed educatori, soci e non soci, sarà anche l’occasione per scambiarsi gli auguri in un clima di amicizia e condivisione semplice e sincera.
 
 

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Una giornata da rendere quotidianità

La violenza contro le donne ha tante facce ed è purtroppo un fenomeno trasversale che riguarda ogni nazione del mondo e ogni fascia sociale. Non è un’emergenza sorta all’improvviso: tende ad essere un dato strutturale della nostra società. L’annuale rapporto Eures Femminicidio e violenza di genere in Italia dice che ogni giorno nel nostro Paese 88 donne sono vittime di atti di violenza, una ogni 15 minuti. Più di 90 i femminicidi nel 2019 fino al 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. L’anno non è ancora finito, per cui i dati sono parziali. Sono invece certi quelli del 2018 e dicono che le violenze contro le donne sono ancora in crescita. Sono state 142 lo scorso anno le vittime di femminicidio. Questo nonostante negli ultimi tempi siano state varate leggi speciali per contrastarla, ultima delle quali la 69/2019 nota come Codice rosso. Passi avanti, ma insufficienti, perché non supportati da adeguata formazione di chi dovrebbe portare alla luce e reprimere questi reati. C’è ancora una mentalità diffusa, anche in alcuni magistrati, che tende a trovare attenuanti per gli aggressori e penalizza le vittime in nome del “se la sono cercata”.
Cancellare del tutto questa ignobile piaga forse non sarà possibile, combatterla però sì.
La grande sfida dei prossimi anni deve essere giocare d’anticipo su due fronti. Nell’immediato è necessario sensibilizzare le giovanissime affinchè reagiscano ai primi segnali, non scambino gelosia morbosa per amore, non si illudano che un compagno violento possa cambiare grazie alla loro dedizione più assoluta. Quando arrivano gesti di violenza fisica è ormai troppo tardi. Ma soprattutto, guardando al domani, è essenziale educare fin dai primissimi anni, dalla scuola dell’infanzia e prima ancora in famiglia, al rispetto fra maschi e femmine, alla collaborazione, alla reciprocità.
L’AIMC di Basilicata invita le scuole della regione a segnalare le iniziative finalizzate a questo scopo messe in atto nel presente e nel precedente anno scolastico, inviando alla mail aimcbasilicata@gmail.com  L'intento è far emergere le tante buone pratiche già presenti e rafforzare la rete di protezione già esistente, ma ancora in buona parte sommersa.

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Per educare ci vuole un villaggio

Costruire o ricostruire l’alleanza educativa tra scuola e famiglia non può prescindere dalla parallela tessitura di proficue relazioni interistituzionali: solo l’esercizio diffuso ed avveduto delle corresponsabilità può costituire, infatti, un efficace viatico nell’affrontare le delicate questioni educative che toccano la vita dei nostri ragazzi.
Per contribuire a fare dell’educativo il terreno dell’incontro e dell’impegno di quanti hanno a cuore la crescita globale e integrale dei nostri ragazzi e giovani, la sezione AIMC di Lagonegro organizza un momento di confronto scuola-famiglia-giovani-associazioni-istituzioni con il
Focus
Colloquio con la comunità
per ricostruire l’alleanza educativa
Lagonegro, Hotel Midi, 16 novembre 2019 ore 16.30
Solo la relazione che si muove sul territorio dell’educativo, infatti, rende simmetrica la posizione dei soggetti e genera una partnership paritaria con piena assunzione di responsabilità verso il conseguimento del fine comune.
Sarà rilasciato attestato di partecipazione.
Scarica qui la locandina-invito
 
 
 

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Il Muro trent’anni dopo

Il 9 novembre 1989 secondo alcuni politologi ha sancito "la fine della storia” come la si conosceva fino ad allora. In effetti negli anni successivi alla caduta del muro di Berlino si è visto il mondo cambiare completamente: globalizzazione, democrazie liberali, Internet, libero mercato… Un mondo nuovo in cui parevano caduti tutti i confini, fisici e non. Invece, da allora ad oggi barriere e recinzioni si sono moltiplicate, passando da 15 a 70 per complessivi oltre 40mila km, letteralmente la circonferenza del globo terrestre. Muri e barriere non solo fra Stati, come fra Israele e Palestina e fra Stati Uniti e Messico, scenari quotidiani di violenza e repressione, ma anche fra cittadini di una stessa nazione o di una medesima città, come le Peace Lines che separano cattolici e protestanti in Irlanda del nord o la barriera che a Lima divide la parte più ricca della città dal distretto La Molina dove non arriva nemmeno l’acqua corrente. Insomma, il Muro di Berlino è stato abbattuto 30 anni fa, ma la sua anima è più viva che mai e testimonia una realtà fatta di processi di chiusura e separazione
Proprio la globalizzazione, che comporta apertura e interdipendenze reciproche, ha esasperato la distinzione fra un “noi” e un “loro” e la necessità di porre una barriera nel mezzo che alimenti il senso di un’identità avvertita minacciata. Si tratta di barriere tutt’altro che simboliche, spesso costruite per impedire flussi migratori che “minacciano” un equilibrio e una sicurezza che sempre più si ha la percezione di dover difendere da elementi esterni. Tuttavia, i muri non hanno mai funzionato nel trattenere le migrazioni. Una persona che ha una valida motivazione per fuggire da un luogo, guerra, carestia, persecuzione o fame che sia, se vede chiudersi una via ne cercherà sempre un’altra, nonostante la consapevolezza dei pericoli che comporta.
Eppure un modo di sconfiggere il muro c’è: prendere atto della sua esistenza. E abbatterlo ogni giorno dentro di noi. Esattamente come ha detto il Presidente della Repubblica tedesca nel discorso per i 30 anni della caduta del Muro (non a caso tenuto alla Porta di Brandeburgo, non distante dal luogo dove il Presidente USA Reagan gridò a Gorbaciov “Butti giù questo muro”) denunciando i muri di frustrazione, di rabbia, di odio, di straniamento che i tedeschi avrebbero costruito da allora ed esortandoli a “buttare giù anche questi muri”, che minacciano i valori sui quali è fondata l’Unione europea. Vale per tutti. Non diamo per scontati libertà, democrazia, uguaglianza, stato di diritto, difesa dei diritti civili. Non sono affatto certi e scontati, come si evince dall’ascesa delle destre estreme in molti stati europei e non solo.
Prima ancora di essere questione politica è un problema educativo e in quanto tale sta nelle mani di noi educatori e insegnanti. Ma deve stare prima nei nostri cuori, nelle nostre menti, nel nostro desiderio. Comporta il dovere di educare alla democrazia ed insegnare la cittadinanza planetaria, che Morin collocava fra i sette saperi necessari all’educazione del futuro.
È questo il nocciolo dell’insegnamento che può venire dal trentennale della caduta del Muro. In fondo non era questa anche la lezione di don Milani?
Se interessa conoscere i muri presenti oggi nel mondo: https://www.fanpage.it/attualita/tutti-i-muri-nel-mondo-30-anni-dopo-berlino/

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Rispondere alla sfida educativa
L'attualità di don Lorenzo Milani

Cosa può dire l’esperienza di don Milani a insegnanti ed educatori impegnati, oggi, in Basilicata ad accettare e rispondere alla sfida educativa? Da cosa nasce, quali motivazioni profonde ha quella scrittura collettiva che tutti conosciamo attraverso “Lettera a una professoressa” ?
La Diocesi di Tursi-Lagonegro offre un’occasione di approfondimento e confronto con il
Convegno
"Per il bene integrale delle persone: La sfida educativa"
Chiaromonte, Ostello della gioventù
11 novembre 2019 ore 17-19
Aiuterà nella riflessione il prof. Sergio Tanzarella, docente di Storia della Chiesa presso la Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale - Sezione San Luigi, con una relazione su
"Don Lorenzo Milani. Educazione, libertà e giustizia".
Le conclusioni sono affidate a S. E. Mons. Vincenzo Orofino, vescovo della diocesi.
Scarica qui la locandina.
 

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Commissione contro l’odio.
Non perdiamo anche noi un’occasione

Non ha ottenuto l’unanimità la mozione per istituire una Commissione straordinaria contro odio, razzismo e antisemitismo proposta dalla senatrice a vita Liliana Segre. L’aula del Senato il 30
ottobre l’ha approvata con 151 voti favorevoli, nessun voto contrario e 98 astensioni.
Un’aula che dovrebbe essere capace di mettere valori fondamentali al di sopra del tornaconto personale o di parte. Su questo contava la senatrice Segre. “Speravo che sull’odio in generale il Senato sarebbe stato festante e avrebbe trovato una sintonia generale”, ha commentato amareggiata.
Un’occasione persa. L’approvazione della mozione con voto unanime sarebbe stato un segnale forte e simbolico, la stigmatizzazione compatta di parole e azioni degli istigatori d’odio che mettono a rischio la tenuta sociale di un Paese.
Uguaglianza e rispetto sono valori basilari della nostra Repubblica. Non avallare questi principi è rischioso. Lo hanno detto con parole diverse, ma esprimendo una medesima preoccupazione, il cardinale Parolin e il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
La lotta per opporsi a razzismo e antisemitismo, incompatibili con i valori di cui la Costituzione è portatrice e con la cultura civile che l’ha prodotta è difficile. “Ciò che però va fatto, è denunciare la connivenza oggettivamente offerta a quelle ignobili manifestazioni da parte di chi obliquamente prende le distanze da un segno politico forte come quello rappresentato dalla proposta di istituzione della Commissione parlamentare". Parole forti, queste di Zagrebelsky su La Stampa del 28 ottobre 2019, ma l’apatia morale di chi si volta dall'altra parte o cerca comunque scuse per non compromettersi è più colpevole della violenza stessa.
Non perdiamo anche noi scuola, anche noi insegnanti un’occasione, quella di fare di questa vicenda l’aggancio per una bella “lezione” di educazione alla cittadinanza, ricordando che non è questione di dedicare un’ora o due alla Costituzione e all’educazione civica, ma di creare un clima dove si respirino nella quotidianità rispetto, collaborazione, condanna nei fatti di ogni forma di prevaricazione, magari a cominciare da episodi di bullismo troppo spesso minimizzati.

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Selfie estremi
Un grido d’aiuto

Sono in quattro, ognuno su un binario. Sono ragazzini, minorenni. Le immagini della Polfer li hanno ripresi a Bologna. Erano pronti a sfidare la sorte, a fare un selfie saltando via dai binari un istante prima dell’arrivo del treno. Il macchinista di un Frecciargento in arrivo è riuscito a bloccare il convoglio e a fermare uno dei ragazzi, che ha meno di 14 anni e quindi non è imputabile: dopo una severa ammonizione sulla pericolosità del gesto è stato riaffidato ai genitori. Qualche giorno prima, in un’altra zona dello snodo bolognese, otto ragazzi aveva fatto la stessa cosa. Sono gli ultimi casi di una lunga serie che vede giovanissimi cimentarsi in imprese impossibili a volte, purtroppo, con esiti mortali: salti da un tetto all’altro di grattacieli, sfide all’autosoffocamento, attesa delle auto sdraiati sull’asfalto per spostarsi all’ultimo istante; gesti estremi da immortalare in un selfie da mettere in rete per renderli pubblici e visibili a tutti.
Rischiare la vita per un semplice autoscatto col cellulare. Che cosa spinge a comportamenti così estremi?
 
Maria Beatrice Toro, docente di psicologia di comunità presso la Pontificia Facoltà di Scienze dell’educazione Auxilium, ha provato a rispondere.( Leggi l’intervista pubblicata in Agensir 29 ottobre 2019)
Il tema non è più fare la bravata, ma mostrarla. Quando un ragazzo di questa età non dà valore alla sua vita e la rischia per una bravata da mettere in rete c’è un grave problema: non ha capito quanto è importante. Cambiano modalità e scenari, ma il problema è sotto i nostri occhi da tempo, anche se non abbiamo saputo o voluto coglierne i segni.
A 14-15 anni, quando la vita è in gran parte ancora da scoprire, ci si può sentire già falliti, una nullità destinata a restare sempre nullità, salvo il gesto eclatante che porta sotto i riflettori per un tempo più o meno breve? E come intervenire?
“Professore, ma non ha capito che oggi solo pochissimi possono permettersi di avere una personalità? I cantanti, i calciatori, le attrici, la gente che sta in televisione, loro esistono veramente e fanno quello che vogliono, ma tutti gli altri non sono niente e non saranno mai niente. Io l’ho capito fin da quando ero piccola così. La nostra sarà una vita inutile”. E’ la risposta di una studentessa quindicenne al suo professore … (continua a leggere)

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Niente odio per chi odia
La lezione del numero 75190 agli educatori

“Io non perdono e non dimentico. Ma non odio. Mai. Per gli odiatori che mi insultano sui social provo lo stessa pena – ma ci sono voluti 45 anni – che ho provato per i ragazzi della Hitler-Jugend: ad Auschwitz mi sputavano e mi insultavano mentre la mattina insieme ad altre 700 donne scheletrite e senza capelli andavamo a piedi a lavorare in una fabbrica di munizioni”. Così Liliana Segre, 89 anni, una dei soli 25 piccoli italiani sopravvissuti alla deportazione ad Auschwitz, intervenendo il 28 ottobre a un seminario sul linguaggio dell’odio organizzato dall’università Iulm di Milano. Un linguaggio che lei conosce bene, per averlo provato letteralmente sulla sua pelle, dove è tatuato il numero 75190, e per provarlo ancora oggi, dato che dopo la nomina a senatrice a vita nel gennaio 2018 è oggetto di circa 200 insulti al giorno sui social. 
Tra questi – come AIMC lo diciamo con sdegno e vergogna – anche quello di uno che fa di mestiere il professore, ma proprio non ce la sentiamo di chiamare insegnante: “La senatrice a vita Segre sta bene in un simpatico termovalorizzatore” è uno dei post che compaiono (o comparivano) sulla pagina Facebook di Sebastiano Sartori, docente di Storia dell’Arte in un istituto alberghiero. Che cosa avrà mai da insegnare ai suoi alunni se non odio e violenza? (continua a leggere)

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Giornata mondiale dell’insegnante 2019
La scuola nelle aree interne

Per la decima edizione di Centopiazze, la tradizionale iniziativa promossa dall’AIMC in occasione della Giornata Mondiale dell’insegnante, con il patrocinio dell’Ufficio Nazionale per l’Educazione, la Scuola e l’Università della CEI, il tema centrale proposto per tutte le iniziative è promuovere cittadinanza.
Nel nostro contesto viene declinato sulle problematiche che la scuola lucana vive in particolare nelle aree interne e sul lavoro prezioso e difficile dei suoi professionisti.
L’AIMC di Basilicata, insieme all’associazione culturale Presenza Etica, organizza il
Convegno-Dibattito
Diritto di scuola
tra spopolamento delle aree interne e garanzia del successo formativo
Noepoli, Sala del centro Sociale, 5 ottobre 2019 ore 17
 
Un’occasione offerta a professionisti di scuola, genitori, alunni, amministratori locali, organizzazioni sindacali, operatori sociali per confrontarsi sui vari aspetti della problematica e discuterne con l’assessore regionale al ramo, per assumere insieme impegni concreti e costruire un cammino per verificarne insieme l’attuazione e, se necessario, ricalibrare gli interventi.
Vi aspettiamo!
Scarica la locandina-invito

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 “Insegnare la religione con l’arte”

Corso di formazione IRC promosso dalla Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale, sez.  San Luigi, Napoli (Scuola di Alta Formazione di ARTE E TEOLOGIA) e dalla Diocesi di Potenza, in collaborazione con la CEB (Conferenza Episcopale di Basilicata) e l'Istituto Teologico del Seminario Maggiore Interdiocesano di Basilicata. 

Vedi Locandina

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Oltre le frontiere
Perché aderire all’AIMC nel 2019

Lo slogan della campagna adesioni 2019 “L’AIMC… per una professione oltre le frontiere”,
si pone in continuità con l’impegno legato alle adesioni 2018 di “abitare” periferie e frontiere dei saperi professionali.
Sottolinea la ferma volontà di considerare attentamente il contesto attuale, cogliendone ricchezze e nodi problematici, condizione previa per essere buoni maestri e buoni educatori, e di curare la professione negli aspetti motivazionali e di competenza.
Vuol dire andare al di là degli aspetti funzionali e riflettere sull’identità come risorsa strategica del professionista di scuola, perché solo un’identità professionale forte e ben strutturata può accettare e affrontare l’incertezza, caratteristica di un sistema in continua evoluzione..
Perché aderire all’AIMC nel 2019? Perché rinnovare la propria scelta? Perché proporla ad altri?
Alle pagine 12-13 del n. 11-12/2018 de “il Maestro” la segretaria nazionale propone alcune risposte argomentate.
Leggi tutto alla pagina Chi siamo
 
 
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