2019 Novembre - Aimc Basilicata

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2019 Novembre

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Una giornata da rendere quotidianità

La violenza contro le donne ha tante facce ed è purtroppo un fenomeno trasversale che riguarda ogni nazione del mondo e ogni fascia sociale. Non è un’emergenza sorta all’improvviso: tende ad essere un dato strutturale della nostra società. L’annuale rapporto Eures Femminicidio e violenza di genere in Italia dice che ogni giorno nel nostro Paese 88 donne sono vittime di atti di violenza, una ogni 15 minuti. Più di 90 i femminicidi nel 2019 fino al 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. L’anno non è ancora finito, per cui i dati sono parziali. Sono invece certi quelli del 2018 e dicono che le violenze contro le donne sono ancora in crescita. Sono state 142 lo scorso anno le vittime di femminicidio. Questo nonostante negli ultimi tempi siano state varate leggi speciali per contrastarla, ultima delle quali la 69/2019 nota come Codice rosso. Passi avanti, ma insufficienti, perché non supportati da adeguata formazione di chi dovrebbe portare alla luce e reprimere questi reati. C’è ancora una mentalità diffusa, anche in alcuni magistrati, che tende a trovare attenuanti per gli aggressori e penalizza le vittime in nome del “se la sono cercata”.
Cancellare del tutto questa ignobile piaga forse non sarà possibile, combatterla però sì.
La grande sfida dei prossimi anni deve essere giocare d’anticipo su due fronti. Nell’immediato è necessario sensibilizzare le giovanissime affinchè reagiscano ai primi segnali, non scambino gelosia morbosa per amore, non si illudano che un compagno violento possa cambiare grazie alla loro dedizione più assoluta. Quando arrivano gesti di violenza fisica è ormai troppo tardi. Ma soprattutto, guardando al domani, è essenziale educare fin dai primissimi anni, dalla scuola dell’infanzia e prima ancora in famiglia, al rispetto fra maschi e femmine, alla collaborazione, alla reciprocità.
L’AIMC di Basilicata invita le scuole della regione a segnalare le iniziative finalizzate a questo scopo messe in atto nel presente e nel precedente anno scolastico, inviando alla mail aimcbasilicata@gmail.com  L'intento è far emergere le tante buone pratiche già presenti e rafforzare la rete di protezione già esistente, ma ancora in buona parte sommersa.

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Per educare ci vuole un villaggio

Costruire o ricostruire l’alleanza educativa tra scuola e famiglia non può prescindere dalla parallela tessitura di proficue relazioni interistituzionali: solo l’esercizio diffuso ed avveduto delle corresponsabilità può costituire, infatti, un efficace viatico nell’affrontare le delicate questioni educative che toccano la vita dei nostri ragazzi.
Per contribuire a fare dell’educativo il terreno dell’incontro e dell’impegno di quanti hanno a cuore la crescita globale e integrale dei nostri ragazzi e giovani, la sezione AIMC di Lagonegro organizza un momento di confronto scuola-famiglia-giovani-associazioni-istituzioni con il
Focus
Colloquio con la comunità
per ricostruire l’alleanza educativa
Lagonegro, Hotel Midi, 16 novembre 2019 ore 16.30
Solo la relazione che si muove sul territorio dell’educativo, infatti, rende simmetrica la posizione dei soggetti e genera una partnership paritaria con piena assunzione di responsabilità verso il conseguimento del fine comune.
Sarà rilasciato attestato di partecipazione.
Scarica qui la locandina-invito
 
 
 

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Il Muro trent’anni dopo

Il 9 novembre 1989 secondo alcuni politologi ha sancito "la fine della storia” come la si conosceva fino ad allora. In effetti negli anni successivi alla caduta del muro di Berlino si è visto il mondo cambiare completamente: globalizzazione, democrazie liberali, Internet, libero mercato… Un mondo nuovo in cui parevano caduti tutti i confini, fisici e non. Invece, da allora ad oggi barriere e recinzioni si sono moltiplicate, passando da 15 a 70 per complessivi oltre 40mila km, letteralmente la circonferenza del globo terrestre. Muri e barriere non solo fra Stati, come fra Israele e Palestina e fra Stati Uniti e Messico, scenari quotidiani di violenza e repressione, ma anche fra cittadini di una stessa nazione o di una medesima città, come le Peace Lines che separano cattolici e protestanti in Irlanda del nord o la barriera che a Lima divide la parte più ricca della città dal distretto La Molina dove non arriva nemmeno l’acqua corrente. Insomma, il Muro di Berlino è stato abbattuto 30 anni fa, ma la sua anima è più viva che mai e testimonia una realtà fatta di processi di chiusura e separazione
Proprio la globalizzazione, che comporta apertura e interdipendenze reciproche, ha esasperato la distinzione fra un “noi” e un “loro” e la necessità di porre una barriera nel mezzo che alimenti il senso di un’identità avvertita minacciata. Si tratta di barriere tutt’altro che simboliche, spesso costruite per impedire flussi migratori che “minacciano” un equilibrio e una sicurezza che sempre più si ha la percezione di dover difendere da elementi esterni. Tuttavia, i muri non hanno mai funzionato nel trattenere le migrazioni. Una persona che ha una valida motivazione per fuggire da un luogo, guerra, carestia, persecuzione o fame che sia, se vede chiudersi una via ne cercherà sempre un’altra, nonostante la consapevolezza dei pericoli che comporta.
Eppure un modo di sconfiggere il muro c’è: prendere atto della sua esistenza. E abbatterlo ogni giorno dentro di noi. Esattamente come ha detto il Presidente della Repubblica tedesca nel discorso per i 30 anni della caduta del Muro (non a caso tenuto alla Porta di Brandeburgo, non distante dal luogo dove il Presidente USA Reagan gridò a Gorbaciov “Butti giù questo muro”) denunciando i muri di frustrazione, di rabbia, di odio, di straniamento che i tedeschi avrebbero costruito da allora ed esortandoli a “buttare giù anche questi muri”, che minacciano i valori sui quali è fondata l’Unione europea. Vale per tutti. Non diamo per scontati libertà, democrazia, uguaglianza, stato di diritto, difesa dei diritti civili. Non sono affatto certi e scontati, come si evince dall’ascesa delle destre estreme in molti stati europei e non solo.
Prima ancora di essere questione politica è un problema educativo e in quanto tale sta nelle mani di noi educatori e insegnanti. Ma deve stare prima nei nostri cuori, nelle nostre menti, nel nostro desiderio. Comporta il dovere di educare alla democrazia ed insegnare la cittadinanza planetaria, che Morin collocava fra i sette saperi necessari all’educazione del futuro.
È questo il nocciolo dell’insegnamento che può venire dal trentennale della caduta del Muro. In fondo non era questa anche la lezione di don Milani?
Se interessa conoscere i muri presenti oggi nel mondo: https://www.fanpage.it/attualita/tutti-i-muri-nel-mondo-30-anni-dopo-berlino/

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Rispondere alla sfida educativa
L'attualità di don Lorenzo Milani

Cosa può dire l’esperienza di don Milani a insegnanti ed educatori impegnati, oggi, in Basilicata ad accettare e rispondere alla sfida educativa? Da cosa nasce, quali motivazioni profonde ha quella scrittura collettiva che tutti conosciamo attraverso “Lettera a una professoressa” ?
La Diocesi di Tursi-Lagonegro offre un’occasione di approfondimento e confronto con il
Convegno
"Per il bene integrale delle persone: La sfida educativa"
Chiaromonte, Ostello della gioventù
11 novembre 2019 ore 17-19
Aiuterà nella riflessione il prof. Sergio Tanzarella, docente di Storia della Chiesa presso la Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale - Sezione San Luigi, con una relazione su
"Don Lorenzo Milani. Educazione, libertà e giustizia".
Le conclusioni sono affidate a S. E. Mons. Vincenzo Orofino, vescovo della diocesi.
Scarica qui la locandina.
 
 
 
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