2016 Luglio - Aimc Basilicata

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2016 Luglio

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Scuole a rischio chiusura

Lo spopolamento della Basilicata è un fenomeno che pare inarrestabile, con pesanti conseguenze anche sulla rete dei servizi scolastici. Una situazione molto difficile se si pensa che dall’anno scolastico 2010-2011 a quello 2015-2016 si sono persi complessivamente (per le scuole di ogni ordine e grado) 3563 allievi. Nel prossimo biennio è previsto un ulteriore incremento della percentuale.
Particolarmente esposte sono le zone più interne, fatte di piccoli o piccolissimi comuni e rese già fragili dalla soppressione di altri presidi territoriali.
A quanto emerso dai dati illustrati da Pasquale Salerno, responsabile dell’Ufficio provinciale potentino per le politiche comunitarie giovanili-osservatorio scolastico, nell’incontro con i sindaci tenuto dal presidente della Provincia di Potenza Nicola Valluzzi il 15 luglio scorso, al 1° settembre 2016 sono già 7 i comuni che non avranno più una scuola media e altri 10 la potrebbero perdere nel prossimo biennio.
Per l’AIMC di Basilicata resta prioritario l’obiettivo già più volte segnalato ai nostri amministratori regionali e provinciali in occasione dei vari piani di dimensionamento: mettere al centro del modello scolastico che si vuole costruire lo studente, portatore del diritto costituzionalmente garantito non solo all’istruzione, ma al successo formativo. Nel concreto, significa preservare la qualità dell’offerta formativa e la sostenibilità delle condizioni di accesso all’istruzione per i nostri ragazzi, ovunque risiedano.
Comprendiamo che è un po’ come cercare la quadratura del cerchio, ma siamo convinti che una concertazione autentica e avviata per tempo fra forze politiche, amministrative, culturali e sociali, possa portare a individuare le soluzioni meno penalizzanti. Questo, però, esige una precondizione: stabilire per tempo indirizzi ed azioni coerenti, per non lasciare che l’individuazione delle soluzioni e dei relativi oneri ricada sulle decisioni discrezionali di sindaci e famiglie e per evitare di replicare proposte che accorpano e disgregano le istituzioni scolastiche sulla base del puro dato numerico, come se i territori, le scuole, i collegi docenti fossero senza storia e senz’anima.

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Le stragi dell’ISIS. Cosa può fare l’educazione?

Dopo l’orrore del Bataclan, continua la serie di stragi indiscriminate come quella verificatasi a Nizza non a caso nella ricorrenza del 14 luglio, di attentati organizzati come a Bruxelles e soprattutto di gesti individuali, che non sembrano far parte di alcun piano programmatico precostituito, ma forse proprio per questo incutono maggior paura: l’attentatore può essere chiunque, anche il vicino di casa fino a ieri tranquillo e gentile.
Più dilagano paura e sospetto, più cresce la richiesta di puntare con forza e subito sul proporre, ed eventualmente anche imporre, il modello ‘occidentale’, cioè liberaldemocratico, pluralista e laico, a tutti coloro che vivono e convivono nei Paesi che a tale modello si ispirano.
Non è esigenza da biasimare, ma noi dell’AIMC restiamo convinti della necessità di puntare sulla via lunga dell’educazione alla convivenza e alla non violenza interetnica e interculturale. E’ questa via lunga che produrrà effetti più profondi e duraturi, mirando a rimuovere alla radice, già dall’età prescolare, le premesse culturali e psicologiche del terrorismo.
Certo non è semplice affrontare questo argomento con i piccoli, con i nostri figli e i nostri alunni, ma si può e si deve cominciare dal tener fermo, nel rispetto di tutte opinioni e religioni, un principio: il diritto alla vita e alla libertà di ciascun individuo è da salvaguardare sempre, comunque e dovunque, anche con intransigenza, se necessario.
Possiamo, poi, soprattutto come insegnanti, cercare un aiuto in pubblicazioni che affrontino con serietà e competenza il “come spiegare l’ISIS ai bambini”, magari organizzando incontri con i genitori per leggerne insieme qualche pagina.
Fra quelle disponibili (non molte, in verità, a quanto ci risulta) crediamo possa essere particolarmente utile un saggio in tre capitoli curato da Dario Ianes: Parlare di ISIS ai bambini, Erickson, Trento, 2016. Quanto affermato nel terzo capitolo da Edgar Morin per la cultura e la scuola francese, vale tale e quale per la cultura e la scuola italiana.
In allegato, un articolo-recensione di Orazio Niceforo.

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Rapporto Invalsi 2016

La presentazione del Rapporto Invalsi 2016, avvenuta il 7 luglio, ha avuto sullo sfondo il positivo apprezzamento dell'esistenza nel nostro Paese di un sistema organico ed affidabile di valutazione degli apprendimenti e delle scuole, apprezzamento espresso, secondo quanto riferito dal ministro Giannini, al recente G7.
I risultati in sé non sono molto cambiati rispetto ai rapporti precedenti: stessa graduatoria delle macroaree (NordEst, NordOvest, Centro, Sud e SudIsole). Se a livello generale “gli allievi riescono a rispondere positivamente alle domande che riguardano i principali traguardi di apprendimento”, si legge nel Rapporto, “permangono considerevoli differenze all'interno del Paese”. Soprattutto per matematica, “si confermano risultati ancora non pienamente soddisfacenti e fortemente differenziati nel Paese”.
C’è, però, la novità rilevante della misurazione del valore aggiunto, cioè di quanto ci mette, di suo, la scuola al netto dalle componenti di genere, nazionalità, stato sociale etc. Un'informazione decisiva, dal momento che le scuole vengano valutate non in relazione alle caratteristiche degli studenti in entrata, ma all’esito del loro lavoro.
E qui si colloca una nota positiva per il sud: vi si trovano scuole eccellenti come al nord ed al centro. Sapere che cosa le rende punti di eccellenza può consentire di disseminare le buone pratiche e ridurre il numero, più alto che al nord e al centro, di scuole che non sembrano ancora lavorare bene. Alcune informazioni di base — i risultati assoluti comparati con quelli di scuole di pari livello sociale e le differenze fra le classi — sono già state obbligatoriamente collocate nel RAV apparso all'inizio di novembre sui siti di tutte le scuole, a disposizione dunque di genitori e comunità. L'integrazione da quest'anno delle informazioni circa il valore aggiunto prodotto potrà fornire una immagine più completa e, forse, più giusta.
Clicca qui per leggere o scaricare il rapporto Invalsi 2016

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